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Alberto F. De Toni, OPEN FACILITY MANAGEMENT. Modelli innovativi e strumenti applicativi per l’organizzazione e la gestione dei servizi esternalizzati, Il Sole 24 Ore, 2007, 30 Euro, 316 pagine
Il Facility Management ha rappresentato negli ultimi decenni un importante strumento di semplificazione e razionalizzazione nella vita delle aziende pubbliche e private. Uno strumento che tuttavia non sempre è stato in grado di rispondere alle sfide della complessità, dell’integrazione fra vari livelli, di un ridimensionamento dei costi che però non diminuisca il livello delle prestazioni erogate. Si rendono dunque necessari nuovi modelli che facciano tesoro di quanto il facility management ha insegnato e prodotto, ma che siano anche capaci di superarne i limiti e migliorarne gli esiti.
Questo libro suggerisce risposte ad alcuni dei problemi che si presentano nel facility management. Le criticità emergono dall’incapacità di clienti e fornitori di seguire le variabili dinamiche del facility management, variabili quali mutamenti nei bisogni del consumatore finale, variazioni nelle esigenze del committente, crescite nei livelli di servizio richiesti, cambiamenti nelle opportunità tecnologiche, evoluzioni nelle logiche organizzative e nei sistemi di gestione.
Per la soluzione di questi problemi viene proposto un nuovo modello basato sul concetto di “apertura” non solo alle variabili dinamiche, ma anche a tutti gli attori in grado di apportare sostanziali miglioramenti all’appalto. Per evidenziare il concetto di apertura, il nuovo modello è stato denominato Open Facility Management (OFM). L’OFM presuppone, rispetto al tradizionale facility management, un vero e proprio salto logico, al punto tale da poterlo considerare un nuovo paradigma.
Oltre al piano storico di confronto tra committente e assuntore – quello giuridico del contratto flessibile − l’OFM introduce due nuovi piani di interazione: quello organizzativo del Tavolo di Partnership e quello gestionale del Sistema di Misura delle Prestazioni condiviso.
L’OFM considera l’incompletezza contrattuale come strutturale e cerca quindi la soluzione non solo sul piano dove il problema si pone (quello giuridico), bensì anche su altri piani (quello organizzativo e quello gestionale). Come spesso succede nel management, la soluzione di un problema si trova da un’altra parte rispetto a dove il problema si genera. Individuare i nuovi piani risolutivi non è difficile: basta avere la volontà e la determinazione di rimanere “aperti”.
L’“apertura” assume almeno tre significati: condivisione, semplificazione, verifica. Condivisione − tra i vari soggetti coinvolti, anche quelli non istituzionali − della situazione di partenza, degli strumenti di intervento, degli obiettivi da conseguire; semplificazione delle procedure e superamento delle rigidità burocratiche e contrattuali; verifica ancora una volta condivisa dei risultati raggiunti e quindi calibratura degli ulteriori passi da compiere.
Il testo – che è il risultato di oltre due anni di ricerca dell’autore e del suo gruppo di ricerca dell’Università di Udine – illustra l’OFM sia nei suoi aspetti teorici e metodologici sia nei concreti risultati conseguiti sul campo, in particolare nel caso dell’Azienda Sanitaria di Trieste. L’integrazione fra questi due aspetti, scientifico e applicativo, è in grado di testimoniare sia del valore generale del modello sia dei suoi effettivi esiti. In tal senso l’OFM si propone a tutti gli effetti come uno step evolutivo del facility management.
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